
Giorni fa, attivando il mio account Tumblr e una serie di “add-on”, quale ad esempio Disqus per i commenti, mi sono reso conto dell’attuale quantità di servizi, utility e web apps, delle più disparate tipologie, che richiedono collegamenti, accessi e condivisioni. Tutto vuole connettersi con tutto.
La confusione mentale generata, a volte anche per il più smart degli utenti, è equiparabile, per usare la più bassa delle metafore, al momento della scelta di un operatore mobile o adsl. Che chiunque voglia lanciare il proprio “social tool”, dichiarato essenziale al momento del rilascio, è comprensibile.
Che faccia “figo” essere subito presente nel nuovo “micro sistema” e possedere un accesso al nuovo tool, pur senza attenta valutazione, anche.
E’ una mia personale opinione, ma ogni piattaforma sulla quale creiamo un account, e dalla quale attiviamo connessioni ed interscambio di informazioni, diventa un “pezzo” della proiezione della nostra persona nella rete, e questa persona è più reale ed efficace nel suo essere presente in questo spazio virtuale, più di quanto lo fosse in un sotto-sistema futurista quale era (perché ormai di passato si tratta) l’avatar creato in Second Life: mondo alternativo (per vite alternative) nel quale diverse aziende hanno voluto essere presenti anche con ingenti investimenti, senza rendersi conto che lo stesso investimento avrebbe migliorato la più importate delle presenze in rete. Quella vera.
Tornando al discorso dei nostri account collegati, che danno vita al nostro “essere” in rete, ed osservando e studiando con attenzione quello che quest’ultima ci offre, possiamo renderci conto che anche l’aspetto “caratteriale” della nostra presenza viene definito dalla scelta di un tool piuttosto che di un altro nello svolgimento della stessa funzione: un esempio ne è la scelta tra un Posterous o un Tumblr, piuttosto che un WordPress, nell’ambito dei blog. Ben vengano, quindi, i competitor (come è il caso di GnuSocial e Diaspora vs Facebook) affinché questa presenza online non risulti omologata e indossata come una divisa.
Nel mio caso il mio portfolio è su Behance, le mie amicizie su Facebook, idee e scarabocchi su Tumblr, colorite esternazioni o scoperte da condividere su Twitter, la mia personale collezione di vinili su Picasa, i miei mixati su SoundCloud ed infine la mia storia professionale sul ben noto Linkedin. Insomma c’è tutto e potrebbe esserci di più. Quindi quale miglior modo per raccontarsi, pardon per “esistere”, in rete se non quello di un aggregatore di servizi? Con un minimo di criterio logico ed una immagine coordinata e curata dei vari “tasselli” (da aggiungere a logo, biglietto, carta intestata, cartoncino americano etc.). Infine, pare essere arrivato un altro pezzo importante da aggiungere alla “web personality”: la memoria. E’ infatti imminente il lancio di Memolane, che diventerà la nostra “memoria digitale” rendendo i ricordi social navigabili attraverso timeline e connessioni.